Qui si parla di un giardino, dei suoi fiori e delle sue piante nel corso delle stagioni, delle luci e colori dei mesi e dei giorni. Faremo insieme qualche passeggiata nei giardini letterari, nel bosco e nella macchia, lungo sentieri che portano al mare, a luoghi fuori dal tempo e ad alcuni mondi paralleli.
E' la prima volta che in questo blog parlo di Simenon, e lo faccio per moltissimi motivi ma soprattutto per via di una piccola "perla" che ho trovato tra le pagine dell'ultimo Maigret.
..ultimo perché è quello che sto leggendo in questi giorni, ma anche perchè è uno dei pochissimi che mi mancano per completare la lettura di tutte e 75 le inchieste. Ultimo anche perché è uno degli ultimi, scritto da Simenon nel 1969.
Quando stilo una classifica dei miei scrittori preferiti, nonostante la difficoltà di scegliere tra diversi autori, Simenon finisce sempre al primo posto, il Simenon di Maigret. Naturalmente apprezzo anche il Simenon dei non-Miagret...altri capolavori che però trovo eccessivamente cupi e difficili da rileggere. Mentre le inchieste di Maigret le rileggo anno dopo anno.
"Maigret e l'omicida di rue Popincourt" è uno dei più belli, soprattutto (quasi che Simenon l'abbia fatto apposta) è un concentrato all'ennesima potenza di tutto ciò che Maigret è, e rappresenta. C'è il suo metodo e la sua empatia nei confronti del colpevole, ci sono le passeggiate per i boulvardes con la signora Maigret, le birre prese con gli ispettori durante l'inchiesta, il dottor Pardon, e molto altro ancora. Ma il motivo per cui non potevo non parlarne qui, è che a p. 132 i Maigret decidono di recarsi a Meung-sur-Loire nella casa acquistata in vista della pensione, e c'è un momento in cui Maigret (sono i primi giorni di primavera) va a dare uno sguardo al giardino.
"Trovarono la casa linda e ordinata come se l'avessero lasciata il giorno prima, giacché una donna del posto veniva due volte la settimana ad arieggiare le stanze, spolverare e strofinare il parquet. Parlarle dei nuovi prodotti per la pulizia domestica era fatica sprecata. Lei passava la cera dappertutto, anche sui mobili, e ovunque ne aleggiava il profumo. Suo marito, invece, si occupava del giardino:
Maigret trovò il prato punteggiato di crochi, e ciuffi di giunchiglie e tulipani nel punto più riparato, ai piedi del muretto in fondo.
La prima cosa che il commissario fece fu salire al piano di sopra per infilarsi un vecchio paio di pantaloni e una camicia di flanella. Con le sue travi a vista, i suoi angoli in penombra e il senso di pace che vi regnava, quella csa gli ricordava ogni volta una canonica. Il che non gli dispiaceva affatto, anzi.
La signora Maigret si affacendava in cucina. "Hai molta fame?". "Una fame normale..." Lì non avevano la televisione. Quando il tempo lo permetteva, sedevano in giardino a contemplare il crepuscolo che lentamente avvolgeva il paesaggio.
(Adelphi, pp.33-34)
Ho trascritto l'intero brano perché comunica un delizioso senso di tranquillità casalinga, e quei fiori spuntati vicino al muretto è come se li vedessimo anche noi, grazie a quelle misteriose dinamiche che solo la più grande letteratura rende possibili.