Qui si parla di un giardino, dei suoi fiori e delle sue piante nel corso delle stagioni, delle luci e colori dei mesi e dei giorni. Faremo insieme qualche passeggiata nei giardini letterari, nel bosco e nella macchia, lungo sentieri che portano al mare, a luoghi fuori dal tempo e ad alcuni mondi paralleli.
Forse perché ogni inizio di stagione è insieme qualcosa di nuovo ma anche un ritorno al passato, in questi giorni desideravo sentire parole che arrivassero da un passato lontano, non so perché ma pensavo al poeta latino Virgilio. Ecco, ho trovato quello che cercavo, in effetti Virgilio mentre parla della primavera ritorna a quel tempo lontano in cui iniziava il mondo. E lui immagini l'origine del mondo in primavera, con giorni che brillano pieni di luce. E' un'immagine molto suggestiva.
"Alle selve, alle foglie dei boschi è dolce primavera; a primavera
gonfia la terra avida di semi.
Allora il Cielo, padre onnipotente, scende
con piogge fertili nel grembo della consorte,
immenso si unisce all’immenso suo corpo,
accende ogni suo germe. Gli arbusti remoti risuonano
del canto degli uccelli, e gli armenti ricercano Venere,
e i prati rinverdíseono alle miti aure di Zèfiro.
E i campi si aprono; si sparge il tenero umore;
ora al nuovo sole si affidano i germogli.
E il tralcio della vite non teme il levarsi degli austri
né la pioggia sospinta per l’aria dai larghi aquiloni,
ma libera le gemme e spiega le sue foglie.
Giorni uguali e cosí luminosi credo brillarono
al sorgere del mondo; fu primavera, allora.
primavera passava per la terra. Ed Euro
trattenne il soffio gelido quando i primi
animali bevvero la luce, e la razza degli uomini
alzò il capo nei campi aspri, e le belve
furono spinte nelle foreste e le stelle nel cielo.
In Il fiore delle georgiche, Salvatore Quasimodo, Mondadori, 1957.