Qui si parla di un giardino, dei suoi fiori e delle sue piante nel corso delle stagioni, delle luci e colori dei mesi e dei giorni. Faremo insieme qualche passeggiata nei giardini letterari, nel bosco e nella macchia, lungo sentieri che portano al mare, a luoghi fuori dal tempo e ad alcuni mondi paralleli.
Durante il mese di giugno, non potendo spostarmi da casa per andare lontano, ho fatto un viaggio letterario e giorno dopo giorno ho attraversato le antiche reegioni dell'Iran occidentale così come si presentavano negli anni trenta agli occhi di Freya Stark, che le percorreva lentamente a dorso di mulo, prima donna europea ad avventurarsi in quei luoghi irraggiungibili e dai nomi misteriosi e affascinanti. Forse proprio la lentezza del viaggio rende possibile immaginare tutti i particolari del paesaggio e le sue atmosfere. Freya Stark è una scrittrice bravissima e i suoi viaggi, solitari e perfettamente indipendenti, sono raccontati in modo letterariamente splendido. Ho pensato di dedicarle uno spazio in questo blog per una serie di motivi che non sto qui a spiegare ma che, credo, si capiranno.
Tutte le foto che ho scelto per illustrare i passaggi tratti dal libro, le ho prese da flickr e da altri siti internet e sono pronta a rimuoverle nel caso avessi leso qualche diritto di pubblicazione. Ringrazio gli autori che ora mi permettono di visualizzare gli ambienti descritti dalla penna di Freya, che si portava appresso il binocolo ma non la macchina fotografica.
Tra le possibili chiavi di lettura, ho scelto naturalmente IL PAESAGGIO, e poi la sensazione di PACE che da questo proviene, LE PERSONE, di cui Freya parla sempre con elegante rispetto, e infine il suo discreto, delizioso HUMOR.
"Questo lungo crinale poco elevato si chiama Passo Firuzabad, e capimmo di aver attraversato lo spartiacque quando arrivammo a un ruscello che sgorgava dalle rocce alla nostra sinistra. L'acqua era vellutata e limpida come gli occhi di un uccello, e scorreva verso Alisthar; la seguimmo e al tramonto arrivammo al margine occidentale della pianura, dov'era piantato un piccolo gruppo di tende." (p.24)
"Costeggiavamo il limite meridionale del Khava, a sud del grande tumulo di Cheha Husein, e per la prima volta notammo la vastità ondulata della meravigliosa pianura." (p.35)
"...non v'erano case nè alberi, ma una vastità deliziosa, un senso di isolamento e di pace ..." (p.36)
"Fui felice di uscire alla luce del sole, dove i monti, nel lento trascorrere del tempo, subiscono le trasformazioni in modo più sereno e impercettibile di quanto facciamo noi," (p.41)
"...le pareti rocciose del Peri Kuh emergevano dall'oscurità, inondate dalla luce lunare: il silenzio era sconfinato e bellissimo."(p.51)
F. Stark, Le valli degli assassini, Guanda 2003)