Qui si parla di un giardino, dei suoi fiori e delle sue piante nel corso delle stagioni, delle luci e colori dei mesi e dei giorni. Faremo insieme qualche passeggiata nei giardini letterari, nel bosco e nella macchia, lungo sentieri che portano al mare, a luoghi fuori dal tempo e ad alcuni mondi paralleli.
Ho troppi impegni in questi giorni, ma presto tornerò perchè ci sono tante novità da raccontare.
Intanto...almeno la novità principale voglio sottolinearla: siamo nel mese di giugno e non è poco perché GIUGNO E' IL MESE PIU' BELLO DELL'ANNO (quelli di voi che non sono d'accordo perdonino la mia sicurezza...)
Mentre cercavo una poesia per celebrare la sua bellezza, mi sono imbattuta in questa di Cesare Pavese, che in realtà non fa un riferimento preciso a giugno, ma è intitolata "Estate". Bè, la poesia è talmente bella che l'ho scelta comunque, e del resto giugno è il mese del SOLSTIZIO D'ESTATE, meraviglia dell'astronomia.
ESTATE
C'è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell'erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.
Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un'erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d'aria
e il prodigio sei tu. C'è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.
Ascolti.
La parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.
Cesare Pavese, Lavorare stanca, 1936